Parti di un meccanismo perfetto – Riflessione dopo la visione del film Hugo Cabret

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Ammaccato, non distrutto, così l’ho ritrovato.
In un vecchio cassetto, di un comodino rovinato dai tarli, così era quel giorno.

Dentro una scatola di latta stava, sovrastata da libricini di ogni genere
che raccontavano storie vissute con passione, con coraggio e dedizione,
di incroci magici e altri meno fortunati.
Storie che parlavano di occhi e di mani, di casualità e di piani ben congegnati.

Lo ritrovai lì, dopo lungo tempo, quasi dimenticato e cancellato dal tempo moderno.
Era così vecchio eppure complesso, un miracolo di dettagli, di opachi ingranaggi
che oggi non giravano più.

Lo presi tra le mie mani, come fosse la cosa più preziosa al mondo, come solo quella cosa
poteva esserlo, in rappresentanza di un’era di cui non si conosce ne inizio ne fine.
Una leggera ricarica data con pollice e indice a quel fantastico ricordo rimasto custodito
per troppo tempo ed eccolo tornare a vivere.

Ora sei di nuovo parte di questo ingranaggio, adesso tutto torna ad avere un senso. Un tempo eri e sei tornato ad essere, parte di un equilibrio perfetto, di qualcosa di più grande, ti basti sapere questo.

Non dobbiamo mai sentirci soli, ma restare sempre in ascolto anche delle più piccole cose.

Marco Maso

Questo breve scritto mi è venuto in mente dopo aver visto il film Hugo Cabret di Martin Scorzese, ne consiglio la visione a tutti, ne vale davvero la pena, poi capirete il perchè…

 

Photo credits: http://www.flickr.com/photos/agedsenator/

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