Annus Horribilis

L’Annus Horribilis è iniziato con un viaggio a Torino. Cielo limpido e un grado. Sull’autobus che ci portava in giro per la città, ascoltavamo la musica della radio e si diffondeva una nuova notizia. Voci di un nuovo virus. Stava circolando in Cina. La compagnia di viaggio non ci dava peso e nemmeno io, la Cina era (ed è) lontana.

Cosa ricordo dell’Annus Horribilis

Da lì a qualche giorno l’area metropolitana di Wuhan (provincia dell’Ubei – Cina) viene chiusa con i suoi 11 milioni di persone. La Cina, in sole due settimane, costruisce un grande ospedale. Il Mondo guarda con il fiato sospeso. A fine gennaio l’Italia dichiara lo stato di emergenza nazionale. A febbraio le scuole italiane chiudono e la gente svuota i supermercati. A marzo ho sentito per la prima volta, forte e chiaro le parole Covid-19, Coronavirus e DPCM del Presidente del Consiglio. Poi il virus arriva a Codogno e Vò Euganeo. Per caso, in diretta TV ho visto i militari chiudere le cittadine e dar vita alle prime zone rosse. Ho fatto un video della scuola materna chiusa e del parcheggio vuoto.

Il Lockdown

Il mio compleanno l’ho festeggiato l’8 marzo, nel mio ristorante preferito, in centro a Treviso. I media raccontavano confusamente la realtà, tra l’incredulità, lo stupore e l’ansia generale. Poi in serata, il Presidente del Consiglio – Giuseppe Conte – ha chiuso mezza Italia. Milano, stazione Centrale, presa d’assalto. Le ricordo bene le immagini della gente che corre verso i binari e lascia la città al suo destino più cupo. Io li capivo i meridionali. Probabilmente avrei fatto la stessa cosa. Vivere in un monolocale è dura.

Annus Horribilis

Giorni dopo l’Italia intera chiude. È lockdown. Le mascherine che non si trovano, le file composte per fare la spesa, le dirette tv per capire cosa sta succedendo. La pizza d’asporto. I corrieri (Dio li benedica) ad ogni ora con i pacchi fuori dal portone. Poi le immagini di Bergamo, il Papa che vaga in solitudine per le strade di Roma, la Pasqua in una Piazza San Pietro vuota. New York che precipita nel caos e poi il virus è negli Stati Uniti.

Una nuova routine

La primavera è stata periodo difficile. Ho dovuto creare una routine personale per tener impegnata sia la mente che il fisico. Mi hanno salvato le camminate con i miei cani e l’aggiornamento quotidiano di Find the Frenchie, sito dedicato al Bouledogue Francese. La community ha risposto benissimo. Interazioni, suggerimenti, consigli, email. Sono tanto felice di questo progetto. Meno di aver dovuto lavare i cani nella mia vasca da bagno.

Smart working

Ho lavorato ogni giorno, pianificando e scrivendo. Ho seguito dei corsi di aggiornamento online sui dati e su come fare pubblicità con Facebook Ads. Poi ho ripreso in mano questo sito facendo una bella ottimizzazione degli articoli e del layout. Zonadiconfine, mai nome è stato più azzeccato. Ho letto tantissimo sia per lavoro che per svago.

Vacanze d’estate

A giugno ha aperto una nuova pasticceria. È stata la mia salvezza. Ci sono andata e ci vado tutti i giorni per colazione, o per un caffè o solo per un saluto. Il mio cane è la star.

L’estate è scivolata via tra pranzi e cene in collina a Valdobbiadene. Siamo stati sempre molto attenti. Mascherina, disinfettante, distanziamento sociale. Un lungo periodo quasi vacanza in Friuli – nei luoghi dove sono nata – e vacanza pura all’Isola d’Elba in un resort bellissimo, immerso nel verde. A settembre sono andata a Venezia, deserta, senza turisti. Non ho fatto la fila per entrare a Palazzo Ducale. Un sogno. Fin qui tutto bene. Sinceramente? Pensavo che il peggio dell’Annus Horribilis l’avessimo passato.

Poi l’autunno

Le scuole e gli autobus, il recovery found ed i ristori. Le continue polemiche e l’incertezza che ci sfiancano. La palestra di nuovo chiusa, il mio abbonamento sospeso. Ho preso 4 kg in questa pandemia. Le lezioni online, la palla medica di 5 Kg, ma non è la stessa cosa. Mangio anche così per sentirmi meno sola. Poi il mal di schiena per le troppe ore davanti al Mac a ottimizzare, studiare, rispondere alle email. E con lo smartphone in mano a fare stories.

Ad ottobre la seconda ondata ci travolge. L’Italia viene divisa in zone gialle, arancioni e rosse. Se prima eravamo un popolo coeso, che cantava dai balconi sventolando il tricolare, ora non lo siamo più. Prima ci si salutava per strada, quasi a darsi coraggio a vicenda. Ora ognuno è tornato a calpestare il marciapiede e scansarsi al tuo arrivo.

A novembre ho fatto il vaccino anti-influenzale grazie all’AVIS. Ho anche fatto la visita oculistica tramite il Sistema Sanitario Nazionale. La dottoressa ci ha messo 10 minuti, con le finestre e la porta aperta. Tanta gente ma distanziata. Ho pensato a chi sta male davvero, e per forza di cose si deve affidare a medici ed infermieri affaccendati e sfiniti dalla prima ondata.

Siamo andati a pranzo una volta al ristorante cinese preferito e all’hamburgheria del paese. Sono andata a trovare mia mamma due volte, ci sentiamo quasi tutti i giorni.

Le Feste di Natale

Ho fatto tutti i regali per tempo, tutti acquisti online approfittando del Black Friday.

Mentre scrivo e mi avvio alla conclusione, il Veneto è piombato nei guai con i suoi troppi contagiati e morti. Apprendo che ci sarà una nuova ordinanza regionale che ci impedirà di uscire fuori comune dopo le 14. Entrerà in vigore da sabato 19 dicembre fino al 6 di gennaio. Festeggeremo il Natale? Sì, ma in modo diverso. A casa, sono noi congiunti.

Il vaccino è arrivato. Ne riparleremo nel 2021 quando Annus Horribilis lo racconteremo ancora. E ancora. Ognuno a modo suo.

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Scrivo tantissimo. Da sempre.

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