Stella Jean – la forza della coerenza

Stella Jean è una stilista romana di gran talento e con le idee molto chiare. Mi è sempre piaciuto il suo mix di camice sartoriali, stoffe africane wax e gonne ampie. Mi piace così tanto che ho creato una bacheca Stella Jean su Pinterest raccogliendo gli outfit fin dagli esordi. Il suo stile è riconoscibile tra mille, lascia il segno e, anno dopo anno, con rara coerenza è portatore anche di un messaggio etico e sociale.

Stella Jean -  La fashion designer Stella Jean © Eugenio D'Orio
La fashion designer Stella Jean © Eugenio D’Orio

Ho appena finito di leggere il bel libro Fashion Confidential di Mariella Milani e sono rimasta piacevolmente sorpresa di trovare una lunga intervista a Stella Jean. Attraverso le sue parole ho conosciuto una stilista determinata, appassionata, schietta e lucida. Consapevole di cosa sia il sistema moda e, nonostante tutte le sue contraddizioni, appassionata del suo lavoro.

Stella Jean – collezione Spes contra Spem

“Non ho alcuna preparazione e non so disegnare, ma credo di avere l’intuito che serve a captare l’aria del tempo. Lavoro con due signore che hanno un laboratorio a Terni e ho modellato i primi abiti sperimentali direttamente sul mio corpo o appuntando gli spilli sul manichino. L’obiettivo era esaltare l’artigianalità delle eccellenze italiane e anche durante il lockdown ho creato una piccola collezione, Spes contra Spem, utilizzando materiali a chilometro zero che avevamo negli archivi e nelle botteghe e ho collaborato con un gruppo di donne laziali, abruzzesi e umbre. “

Stella Jean - Collezione Spes contra Spem - SS21
Stella Jean – Collezione Primavera Estate 2021

L’estetica di Stella Jean e il razzismo

Stella Jean è romana, padre italiano e madre haitiana, studi classici e un passato da indossatrice. “Per la prima volta, attraverso la moda, raccontavo quello che mi aveva fatto più male nella vita: essere stata discriminata per il colore della pelle. Negli anni Ottanta e Novanta la famiglia zebra, padre bianco e madre nera, veniva guardata con disapprovazione… purtroppo nella mia scuola ero l’unica e questo mi ha causato non pochi problemi. A salvarmi è stato il fatto che mia madre frequentasse il mondo diplomatico, cosmopolita per definizione.”

“Quello che creo racconta le radici nere di Haiti, la prima repubblica africana indipendente, un popolo di schiavi che si è liberato cacciando l’impero di Napoleone, un Paese estremamente fiero della propria negritudine. È stato questo che mi ha convinta a mischiare la tradizione italiana più sartoriale ai wax utilizzati con forme tipicamente occidentali e abbinati alle camicie di mio padre. Italia e Haiti insieme. Il risultato di questa strana combinazione è stato un distillato estetico vincente.”

“Quando si è registrato un aumento degli episodi di matrice razziale, ho deciso di prendere posizione contro la situazione di marginalizzazione estrema che vive la minoranza a cui appartengo e sono diventata un’attivista del movimento Black Lives Matter. Un’intera generazione di nuovi italiani – invisibile anche per la moda – chiede di essere vista, ascoltata e rispettata.”

Stella Jean - Collezione Spes contra Spem - SS21
Stella Jean – Collezione Primavera Estate 2021

Gli esordi

“Dopo varie porte sbattute in faccia, nel 2013 ho avuto la fortuna di essere tra i vincitori del concorso Who is on Next per giovani talenti, ideato da Franca Sozzani, grazie a gonne dipinte a mano, ricamate o lavorate ai ferri.”

“La seconda fortuna è stata trovare uno showroom che ha avuto il coraggio di presentare la mia collezione. Piacque talmente tanto che arrivarono i primi ordini importanti.”

“Un successo che mi ripagò di qualcuno che, solo poco tempo prima, mi aveva detto: Ma chi pensi possa comprare le tue stoffacce africane multicolori?! In Italia nessuno metterà mai questa roba”. Un anno dopo, la stessa persona mi disse che ero stata uno dei suoi più grandi errori.”

“Per realizzare la prima produzione andai a cercare stoffe e wax in Francia e in Inghilterra, e trovai un’azienda di Cesena che accettò di produrmi. Comincia a vendere gonne, tubini e camicie sartoriali, perché la chiave di questi look stava proprio nella commistione di due stili apparentemente lontani.”

“Sono stata la prima donna a presentare una collezione nel teatro di Giorgio Armani. Era il 2014 e fu Sara Maino a darmi la notizia. Credevo fosse uno scherzo e invece ebbi la soddisfazione di ricevere i complimenti del signor Armani, che mi disse di proseguire sulla strada che avevo scelto.”

Stella Jean oggi

Attualmente vendo in duecentocinquanta negozi e collaboro con le Nazioni Unite, che mi hanno mandata a cercare stoffe in Burkina Faso. La mia Africa non è come il romanzo di Karen Blixen o il film con Robert Redford e Meryl Streep che ci hanno tanto affascinato, è un continente completamente diverso e l’approccio a quella cultura deve essere rispettoso dei suoi valori e delle sue tradizioni. Bisogna parlare e condividere con gli artigiani che cosa si ha intenzione di fare con le loro stoffe realizzate in capanne di terra e lamiera. Il che non le rende meno preziose ma anzi più sofisticate e ricche di storia, perché nascono da competenze centenarie… come il nostro pizzo.”

“La mia moda racconta di volta in volta un posto diverso e, quando sfilo, per dare un senso al mio lavoro comincio sempre con la proiezione di un video introduttivo.”

Stella Jean - Collezione Spes contra Spem - SS21
Stella Jean – Collezione Spes contra Spem – SS21
Stella Jean - Collezione Spes contra Spem - SS21

“Qualche anno fa sono andata in Bolivia, dove ho scoperto le donne wrestler. Queste signore non potevano nemmeno entrare nella capitale ed erano completamente emarginate, anche per il loro modo di vestire. Guardando gli uomini che lottavano, hanno iniziato a copiarli così bene da diventare più forti e famose di loro. Oggi sono campionesse apprezzate e rispettate in tutto il Paese. Sono Las cholitas luchadoras e combattono con le loro sottogonne, le sottovesti e le lunghe trecce. Rappresentano un esempio di come difendere le proprie tradizioni e la propria cultura, per questo ho deciso di raccontare le loro storie e insieme abbiamo realizzato ricami tipici boliviani ispirati ai movimenti sul ring.”

Stella Jean - Autunno inverno 20
Stella Jean – Autunno inverno 2020

“Come sopravvivo? Non ho finanziatori, non è facile ed è una lotta continua, ma ho imparato a resistere. Quando faccio delle missioni, sono ospite del governo del Paese dove vado e spesso si tratta di luoghi molto difficili. La parte etica delle collezioni non mi fa guadagnare, non produce utili, però sono convinta che perseverando qualcosa succederà. Fatturo 4 milioni l’anno ed è questo che mi consente di reinvestire nei miei progetti.”

Sull’essere donna nel fashion business

“Ti senti penalizzata dall’essere donna?” chiede Mariella Milani.

“Assolutamente no, anzi ho imparato a trasformare quello che poteva essere un ‘tallone d’Achille’ in un punto a mio vantaggio. Ho capito che avere questa dote il giorno degli esami di maturità. Avrei dovuto essere bocciata e invece mi hanno promossa grazie alla mia proprietà di linguaggio. “Signorina”, mi dissero, “per come è andato il suo esame dovremmo bocciarla, ma avercene di italiani che parlano come lei.” Non risposti che, essendo italiana, era logico che parlassi la mia lingua. E grazie all’ignoranza dei membri della commissione, me la cavai lasciandoli nell’equivoco. “

Stella Jean - Autunno inverno 2020
Stella Jean – Autunno inverno 2020

“A mio figlio voglio insegnare, come mio padre, ha fatto con me, che se scendiamo in piazza da soli falliamo, ma uniti possiamo farcela.”

Non sono femminista, non è questa la mia storia, però rivendico la diversità rispetto a uno stilista uomo perché faccio cose diverse. Ritengo che le donne, a differenza dei colleghi, non puntino solo sul fattore estetico ma raccontino le loro battaglie e il loro vissuto. Sentiamo di dover comunicare qualcosa e siamo assolutamente in grado di guadagnarci da sole il diritto di contare. Quando parliamo di politica e diciamo che è un ambiente all’80% maschile, non aggiungiamo che questi uomini sono stati, paradossalmente, votati dal 70% delle donne. Una contraddizione che mi impedisce di essere totalmente d’accordo con questa ondata di neofemminismo che sta emergendo. “

La sostenibilità della moda

“Quando all’etica, sono convinta che sia soprattutto una bandiera! Mi sono scontrata spesso con realtà indifferenti nei fatti ma molto attente a comunicare il loro impegno in difesa dell’ambiente. Tutte le aziende del sistema moda italiano dovranno fare i conti con l’etica e nessuno vuole fare una brutta figura. La realtà è che ci troviamo di fronte a un fenomeno che definirei alla Dr. Jekyll e Mr. Hyde.

“Ci siamo risvegliati ieri in un mondo che non si è mai preoccupato di sostenibilità: come si può pensare, se c’è una storia centenaria in un’altra direzione, che in poco tempo tutto cambi?”

“Quando lavoro in Paesi in via di sviluppo è ancora più complicato. Collaboro con persone che non mangiano: come faccio a dirgli che devono tingere una stoffa con il succo di mirtillo biologico? La verità è che i negozi che vendono di più sono sempre Zara e H&M. Eppure, sono stata invitata a un convegno dove l’amministratore delegato di Zara veniva premiato per l’impegno etico del gruppo. Sai qual era? Sfruttare un Paese sottosviluppato costruendo, però, una scuola o qualche casa su cui poter esibire la targa FATTO DA ZARA. Un modo per lavarsi la coscienza continuando a pagare i lavoratori 40 centesimi al giorno.”

Le contraddizioni della moda

“D’altra parte, se una maglietta costa 4 euro… non c’è bisogno di uno scienziato o di un economista che ti dica che non può avere un prezzo così basso! Siamo tutti paladini della moda etica ma corriamo a comprare questi capi. Perché non si produce in Italia? Perché in quei Paesi costa meno ed è difficile aggirare le nostri leggi che, almeno sulla carta, tutelano i lavoratori. La moda sostenibile non può prescindere dal rispetto delle persone. Mi fa sorridere il fatto che le grandi catene low cost lancino campagne in cui la parola chiave è ‘coscienza’ e mi chiedo se il grande pubblico si renda conto che, al di là delle dichiarazioni, agiscono in modo opposto!”

“Non c’è brand che non aneli a salire sul palco dell’etica con il motto ‘cambiamo il mondo’, ed è proprio questa ipocrisia collettiva che mi spinge a restare fedele al mio percorso e alle mie missioni di multiculturalità applicata alla moda. Oramai sono tanti i modelli di colore che sfilano in passerella o compaiono nelle pubblicità, ma la realtà è bene diversa e siamo ancora ai margini nel fashion system.”

“È la mia storia ed è questo che mi fa sentire bene. Sto lavorando anche con donne indiane vittime di aggressioni con l’acido, è una delle tante battaglie che mi appassionano”.

Stella Jean - Autunno inverno 2020
Stella Jean – sfilata autunno inverno 2020

La moda: insostenibile ed esclusiva

“Nonostante l’enfasi di messaggi che inneggiano alla sostenibilità e all’inclusione, sono convinta che la moda continui a essere insostenibile ed esclusiva. Se c’è una cosa che il coronavirus può insegnarci, invece, è proprio a capire che è arrivato il momento di metterci le mascherine per proteggerci ma di calare le maschere e imparare a collaborare.”

L’intervista è tratta da Fashion Confidential di Mariella Milani

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