Il cimitero abbandonato di San Giovanni di Casarsa

Il vecchio cimitero di San Giovanni di Casarsa

Siamo ad Halloween e vi racconto una storia, così come l’hanno raccontata a me tanti anni fa. E’ la storia del vecchio cimitero di San Giovanni di Casarsa. Un piccolo ed inquietante campo santo, abbandonato dagli anni Trenta.
E’ la storia di Maria,  la mata di San Lurins. La leggenda narra che Maria impazzì dopo l’incontro con un forestiero, mai visto prima in paese. Era gentile e parlava da gran signore. Una sera se lo trovò davanti,  pioveva forte e Maria gli lasciò un ombrello, l’unico che aveva e lo scialle della festa. Andò a letto con la dolce promessa di poterlo rivedere l’indomani. Il giorno dopo chiese in paese se qualcuno l’avesse visto, nessuno. Continuò per giorni a chiedere la stessa cosa, con gran scalpore della gente. Raggiunse Casarsa e un uomo, anche questo molto gentile, le disse di prendere la strada del Mulino, andare fino in fondo e lì avrebbe trovato il casolare di Marianuta. Così fece, sbatté forte il portone e uscì una Signora. Restò pietrificata, la Signora aveva sulle spalle il suo scialle. Poi balbettò del forest, lo descrisse per bene. La Signora impallidì e le disse di andare via, che non erano scherzi da fare. Suo figlio era morto 10 anni prima. Maria urlò che non era possibile, lei lo aveva visto e ci aveva parlato. Allora Marianuta la strattonò fino al cimitero e le fece vedere la tomba del figlio. Maria non credeva ai suoi occhi. La foto ritraeva un giovane, uguale al forest. Rimase sola nel cimitero, sconsolata e impietrita fino a quando scorse un ombrello, il suo ombrello.
Maria non si riprese mai più, continuava a ripetere le stesse cose e ad andare tutti i giorni al Cimitero di San Giovanni blaterando che non era pazza. Parlava con la tomba del forest.
L’ombrello e lo scialle non furono mai ritrovati.

Le immagini sono di GammaSintesi, andate qui

Lapidi del vecchio cimitero sangiovannese

Ciao sono Katia! Scrivo da sempre. Mi riesce facile mettere nero su bianco pensieri ed emozioni. Dal 2010 dico la mia sulla società grazie alle evoluzioni del digitale, i voli pindarici del marketing ed il potere della narrazione.

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