Scrivere un curriculum nel 2022

Scrivere un curriculum è sempre stato un compito difficile. Ho chiesto consigli altrove perché doveva essere letto e valutato da sconosciuti. Chi mi diceva di scrivere tutto in una pagina, chi di scrivere le mansioni e di riportare i risultati, che il formato europeo era (è) la morte, chi di omettere i dati sensibili, chi registrarsi solo su LinkedIn e lì iniziare a confrontarsi con persone affini. Perché sai Katia, conta il network.

Quanta confusione.

Scrivere il curriculum nel 2022 è un terno al lotto.

Alla fine, in vita mia, ne ho scritto solo uno di curriculum vitae. Accattivante, sintetico e l’ho adattato di volta in volta, in base a chi doveva leggerlo. E i lavori sono arrivati sempre. Ma oggi? A dirla tutta il cv (quella paginetta) non mi rappresenta più, anzi il cv mi è sempre stato un pò stretto. Limitante. È un elenco di esperienze fatte nel passato (anche se recente) in aziende piccole, medie e grandi. Ma io non sono più solo quella lista di esperienze, di studi, di corsi, di risultati e obiettivi raggiunti. Mi sono evoluta. Sono migliorata.

Jon Tyson | Unsplash
Jon Tyson | Unsplash

SCRIVERE UN CURRICULUM di Wisława Szymborska

Nel frattempo, in questi due anni di pandemia, il mondo (non solo del lavoro) è cambiato. Io sono cambiata. Mi sono venute in mente le parole della poetessa Wisława Szymborska

SCRIVERE UN CURRICULUM
Cos’è necessario?
È necessario scrivere una domanda, e alla domanda allegare il curriculum.
A prescindere da quanto si è vissuto il curriculum dovrebbe essere breve.
È d’obbligo concisione e selezione dei fatti.
Cambiare paesaggi in indirizzi e ricordi incerti in date fisse.
Di tutti gli amori basta quello coniugale, e dei bambini solo quelli nati.
Conta di più chi ti conosce di chi conosci tu.
I viaggi solo se all’estero.
L’appartenenza a un che, ma senza perché.
Onorificenze senza motivazione.
Scrivi come se non parlassi mai con te stesso e ti evitassi.
Sorvola su cani, gatti e uccelli, cianfrusaglie del passato, amici e sogni.
Meglio il prezzo che il valore e il titolo che il contenuto.
Meglio il numero di scarpa, che non dove va colui per cui ti scambiano.
Aggiungi una foto con l’orecchio scoperto.
È la sua forma che conta, non ciò che sente.
Cosa si sente? Il fragore delle macchine che tritano la carta.
Ciao sono Katia! Scrivo da sempre. Mi riesce facile mettere nero su bianco pensieri ed emozioni. Dal 2010 dico la mia sulla società grazie alle evoluzioni del digitale, i voli pindarici del marketing ed il potere della narrazione.

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