Gli oranghi

Scatti a Firenze – primavera 2011

Oggi sono andata a pranzo da McDonald’s, avevo voglia di cibo non ben definito… hamburger, maionese e patatine fritte. Come si sa dove sostano i camionisti significa che si mangia bene, da zio Mc ovviamente non se ne vede mai uno. Ma zio Mc è un “benefattore”, un panino, patatine fritte, bibitona a € 6,50. I’m loving’ it!
Una giornata primaverile, +18, ho deciso di mangiare all’aperto. Sapevo già chi potevo trovare. Studenti, turisti, extracomunitari. Mi ero portata anche la mia rivista da fighetta, poi ho lasciato perdere perché ciò che stava vicino a me era più interessante e vero. Gruppo di studenti (terza liceo ?), ragazzi e ragazze. Uno più brutto dell’altro, non fisicamente ma proprio a pelle. Sboccati, volgarissimi, due parole e due parolacce, tre bestemmie, praticamente degli oranghi. Vestiti tutti uguali: jeans, maglietta trucida, bomberino, zainetto Eastpack, tutti con le Malboro Light da 10. Femminilità ?!, nascosta sotto le fondamenta e ricoperta di cemento. Mi hanno fatto nervoso e tremenda tenerezza.
Protestate pure, gridate al mondo che fa tutto schifo… Ma tanto messi così chi vi prende davvero sul serio ? A parte i negozianti… qualcuno si ricorda la protesta degli studenti di dicembre ? Cosa vi ha portato disintegrare il centro di Roma ? A niente! se non a ricordarvi come degli oranghi, appunto. Il mondo va da una parte e gli “oranghi” lo sanno benissimo ma chissenefrega… conta il qui ed ora. Beata gioventù. Lo so, me ne rendo conto, per forza di cose a quell’età devi uniformarti, sennò sei fuori. Capita a 35 figurarsi a 15. Se non lo fai magari ti rifiutano l’amicizia su facebook, e ti ritrovi con solo 10 amici. Davanti a me un loro coetaneo… cuffiette, sigaretta, vestito da “orango”. Ma c’è qualcosa che non mi torna. Pulito (capelli, jeans, t-shirt, zainetto senza tvb, revolution, fuck), con due occhiaia enormi, l’espressione “sono solo porca miseria”, sguardo perso, malinconico. Il manuale di javascript sul tavolo. Avrei tanto voluto abbracciarlo e dirgli va tutto bene, non ti preoccupare…” ti capisco, ci sono passata anche io”.  Ti stai sciroppando il manuale di javascript e domani chissà magari ti inventi l’app più figa che sia mai stata creata. O forse no. Go with the flow !!!

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Ciao sono Katia! Sono appassionata di news, serie tv e biografie. Osservo i cambiamenti della nostra società grazie le evoluzioni del digitale, i voli pindarici del marketing ed il potere della narrazione. Scrivo da sempre perché mi riesce facile mettere nero su bianco le emozioni.

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5 COMMENTS

  1. Mi verrebbe da dire che non ci sono più i genitori di una volta, perché secondo me tutto ha origine da lì. Leggendo l'articolo ho subito immaginato mio nipote! Anche lui un orango, ma intelligentissimo! Che ha deciso di stare nella massa e di lasciarsi trasportare, vivendo alla giornata…

    Difficile per gli adulti pensare ad un futuro pensare per loro cosa deve essere…

    P.S. Anche io ho la borsa della Eastpack! Presa per andare al mare!!!

  2. Ma i genitori di una volta stavano dietro i figli? Mio padre è venuto su allo stato brado. Io mi sono sempre arrangiato. Sti giovani stanno fin troppo bene! A lavorare!

    Bisogna sempre trovare una giustificazione per tutto? Io voglio godermela!

  3. Condivido Marco. I giovani sono quello che abbiamo creato noi generazioni piu vecchie. Nessuno di noi riconosce se stesso nei racconti che sente sulla scuola di oggi. Noi avevamo paura. Non so cosa pensare e dire. A me è stata data una educazione severa. E lo studiare è stato sempre visto non come un mio diritto ma come una opportunità che mi veniva data. Stava a me coglierla o meno.
    Vedo adolescenti con telefoni da 500 € e passa. Un amico si è cambiato il profilo del cell per comprare iPhone alla figlia. Ma se tu le compri un cell da 500 euro, chi le fa capire che poi andrà a lavorare x mille? I ragazzi son quello che sono. Il problema siamo noi. Purtroppo

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